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C’era una volta il vinile

Protagonista assoluto del secolo scorso, il vinile è l’invenzione che portato negli spazi più remoti del pianeta la musica nella sua forma riproducibile.

L’intera esplosione della musica e del suo mercato nel ventesimo secolo deriva dalla possibilità di “imprimere” fisicamente i suoni in quel microsolco circolare.

Che si tratti di una sinfonia di Beethoven, di un urlo di Elvis o dei gorgheggi nostrani di una Mina, il principio è lo stesso: una piastra circolare in cloruro di polivinile (semplificato “vinile”) stampata tramite pressa idraulica con l’impronta metallica di un’immagine negativa del disco.

La rotazione del disco fa sì che la puntina (solitamente di diamante), appoggiata sull’incisione, generi vibrazioni derivanti dall’irregolarità del solco; le vibrazioni vengono portate ad un trasduttore (fonorivelatore) che, tramite sistema magnetico o piezoelettrico, permette di arrivare alla conversione del segnale in suono.

Inventato sul finire del XIX secolo, il vinile è apparso nella sua versione a 78 giri intorno agli anni Venti, per poi essere sostituito dalla sua variante di maggior successo, il Long Playing, detto anche 33 giri (dal numero di giri al minuto, anche se sarebbero 33 e 1/3); con il suo caratteristico diametro lungo 30,5 cm, il 33 giri ha imposto nel mondo la possibilità di includere sui solchi riprodotti sulle due facciate uno standard di durata (dai 20 ai 30 minuti per facciata), superiore al formato più piccolo dei 45 giri, ideali per ospitare al massimo un paio di brani.

Tendenzialmente neri, i vinili sono stati stampati anche in versioni di colore differente, ed ospitavano al centro l’etichetta, che veniva applicata sul Pvc ancora caldo.

Caratterizzati da una riproduzione del suono in forma analogica, i vinili hanno conosciuto il loro momento di gloria negli anni del boom economico, quando possedere un impianto per la riproduzione domestica della musica era un simbolo del benessere ritrovato.

Un predominio soppiantato negli anni Ottanta dall’arrivo del suono digitale e dalla diffusione dei Cd, che all’apparenza offrivano vantaggi superiori, come la durata più ampia e la maggior durabilità dell’oggetto.

Oggi, nell’era degli iPod, della musica su “nuvole virtuali” e del declino del Cd, il vinile sta conoscendo una nuova fase gloriosa, non più come oggetto leader per la riproduzione della musica, ma come prestigioso cimelio vintage in grado di offrire un “calore” acustico impossibile per i suoni numerici del digitale.

Simbolo della resistenza al digitale ,il microsolco sta vivendo una rinascita prodigiosa.

Da quando il disco vinile ,dopo  la brusca interruzione negli anni, ha ricominciato a girare sotto la puntina della moda vintage(e grazie alla qualità che solo l’analogico sa restituire),il flusso produttivo sta riprendendo i ritmi di un tempo.

Il digitale ha evidenziato la qualità del supporto fisico, non lo sostituirà.

Si ascolta musica in streaming tutti i giorni,giorni, ma il vinile è un’esperienza diversa.E’ come sfogliare un bel libro,toccarlo,guardarlo,senza necessariamente leggerlo.

Nel 2016 il valore globale del vinile era di circa 1 miliardo di euro e la produzione si attestava intorno ai 110 milioni di dischi ,di 75mln in Europa e 33mln negli stati uniti.

Il 60% sono nuove incisioni mentre il 40% ristampe.