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Chi vespa mangia le mele

Truccate, fashioniste, fatalone attempate. “Rosse di fuoco” scorazzano in centro, “l’estate che avanza”, un garbuglio di frecce dentro piazze-dance floor. Ti tolgono i problemi come scacciapensieri, ti mettono le ali più lievi che Red Bull.

Nella Biella del ‘46, un imprenditore di nome Piaggio (Enrico) visionava il prototipo di quel nuovo due ruote, un veicolo ancora senza nome, che del Made in Italy avrebbe rodato e riscritto la storia. Esclamando, il Sig. Piaggio, stranito: “sembra una vespa!”. Così Vespa, V maiuscola, fu.

 

Fiore all’occhiello della mobilità a basso costo, ne firmò il progetto un ingegnere di formazione aeronautica, Corradino D’Ascanio, che, forte di alcuni accorgimenti – il cambio sul manubrio, la carrozzeria di grande confort, un braccio di supporto per la sostituzione della ruote, il motore a presa diretta – siglò la forma, la fama, il fenomeno-Vespa.

 

E se certa parte boriosa di critica, inizialmente, storse il naso (solo “un trabiccolo”, la definì qualcuno), il resto d’Italia, poi d’Europa, presto del mondo, non ebbe dubbi a riguardo, unanime la standing-ovation, con più di un milione di modelli venduti solo nel primo decennio.

Ne nacquero una fondazione, dei club, una giornata nazionale dedicata ai vespisti. E calendari, prime pagine, manifesti pubblicitari: lo scooter Piaggio, con la sua scocca pop, il suo piglio glamour, si impresse come icona di stile, di sveltezza, di ecologia. Di libertà, addirittura.

 

Un fenomeno di costume da shoowroom, che sbancò persino nei musei, dove il marchio Vespa, tra i newyorchesi Moma e Guggenheim e le gallerie parigine, fu collocato come pezzo di culto – ladies and gentlemen, madame et monsieur, ecco a voi il veicolo che ha rimesso in moto l’Europa del dopoguerra – che deve il suo lato cool anche al favore della stampa (nell’aprile del ’59 la rivista Fortune annoverò Vespa fra i 100 prodotti “best designed” al mondo), all’abilità dei suoi pubblicitari (nel ‘64 lo slogan della società distributrice negli States, la Vescony Inc. di Boston, fu Maybe your second car shouldn’t be a car; nel ‘68 fece il colpaccio un altro claim della stessa casa: Be different. Go Vespa!), e nondimeno alle immagini del cinema (sterminato fu il suo apprezzamento dopo pellicole come “Domenica d’agosto” e “Vacanze Romane”, con Audrey Hepburn e Gregory Peck scorazzanti in sella a una Vespa per le strade di Roma).

 

E se Hollywood non ha mai smesso di corteggiare l’agile insetto motorizzato di Pontedera (il 15 novembre del 2000, sulla Ventura Boulevard di Los Angeles, è stata inaugurata la prima “Vespa Boutique”), quel purosangue Piaggio oggi ultrasessantenne, pilastro fondante nel mondo dei due ruote (fra i suoi modelli più amati, brillano di luce propria la Vespa 150, la GL ,la sportiva GS 160cc) è inevaso dai cuori di tutti, dai garage di altrettanti. Italiani per primi.

50 SPECIAL

Il panorama delle tranquille, ma nello stesso tempo sportive Vespa Special, è composto da ben tre modelli: la prima serie tre marce del 1969, la coeva Elestart e la seconda serie quattro marce del 1975. Le tre versioni del celeberrimo “vespino” avevano in comune: la stessa filosofia accattivante, lo stesso senso di libertà per i minorenni derivato dal possesso e dall’utilizzo del proprio mezzo a due ruotine e la stessa fisionomia.

Il successo, durante il primo anno solare di commercializzazione, il 1970, arride alla Special 3 marce, la Vespa 50 dalle scritte in corsivo, tanto da registrare vendite di più di 32.000 unità. Ad ogni anno di produzione si introducono nuovi e brillanti colori e, la campagna pubblicitaria che sostiene il mercato, è mirata al modello solo in pochi casi, perché creata in un nuovo contesto anticonformista.

La Piaggiodà il via dal 1969 in poi, ad una delle campagne pubblicitarie italiane con il claim più famoso di sempre:

sviluppando addirittura una nuova forma di linguaggio, per farsi sentire dai

Piaggio aveva capito che la rivoluzione giovanile e i giovani che ne facevano parte erano il nuovo target di quegli anni.

Creò neologismi usati come tormentoni tra i ragazzi, in uso da parte degli aficionados ancora oggi.

Vespare viene usato infatti dai patiti di questo scooter per definire il giro e la vacanza fatta con esso, tipo “vado a vespare a Rimini”. Ai tempi però, “vespare” era diventato sinonimo di “petting”… da qui l’accostamento alla mela e il frutto del peccato e della trasgressione che rappresenta, è vicino.