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Macchina da scrivere Valentine – La portatile Olivetti

La macchina da scrivere Valentine prodotta da Olivetti è meglio conosciuta in Italia come la Rossa Portatile per via del suo caratteristico colore, è in realtà stata prodotta anche in bianco (solo in Italia), in verde (Germania) e in blu (Francia), colori che sono però ad oggi praticamente introvabili. Uscì nell’anno 1969 e Si tratta di una delle icone più grandi del design industriale.
La Valentine era considerata trasgressiva non solo perché “rompeva” con la tradizione olivettiana, ma anche per lo stile di vita introdotto: la Valentine, infatti, faceva un appello al nuovo e alla moda, non a caso nasce l’anno successivo alla contestazione studentesca, al grande maggio parigino, il maggio della “immaginazione al potere”.

La sua caratteristica principale era la portabilità: mentre nelle vecchie macchine da scrivere il contenitore era a parte o non presente, nella Valentine la macchina stessa diventa contenitore: il retro della Valentine era infatti nient’altro che il coperchio e manico da trasporto e bastava togliere la copertura-guscio in resistente ABS per accedere immediatamente alla macchina stessa. Sottsass non solo progettò il design della Valentine, pensata come una nuova penna biro, un oggetto da pochi soldi pronto per essere venduto anche nei mercati di paese, ma ne pensò anche la prima campagna pubblicitaria, riportiamo uno stralcio del primo progetto: il discorso pubblicitario destinato ad accompagnare sui diversi mercati il lancio della nuova portatile Valentine è stato concepito in termini il più possibile correnti con:

1) le caratteristiche obiettive della macchina
2) il tipo dei suoi possibili acquirenti.

Il tono scherzoso dei testi e la grafica dei bozzetti, destinati ad inserzioni per periodici, vogliono infatti corrispondere in qualche modo al design e al colore stesso della macchina e, insieme, al gusto presumibile in quelle persone che dovrebbero, anche sulla base di precisi sondaggi , preferire una portatile come la Valentine a una portatile più tradizionale: persone giovani o di sensibilità giovanile, aperte all’appello del nuovo e della moda.

A questo fine si è ritenuto opportuno orientarsi verso un messaggio soft-selling che è giustificato anche dalla necessità di puntare, più che sulle meccaniche e d’uso, sull’immagine generale del prodotto. Si è voluto, insomma, creare soprattutto un’immagine Valentine, che prevalesse anche sull’immagine globale della Olivetti.

Per la campagna pubblicitaria furono chiamati artisti del calibro di Roberto Pieraccini, Milton Glaser e lo stesso Sottsass.
Le pubblicità che nacquero dal connubio tra il nuovo concetto Valentine e la spinta creativa e innovativa di Sottsass sono tra le più moderne dell’epoca, ancora attualissime, introducono il prodotto in primo piano, nella sua
essenza, inserito tra la gente (il suo target) o in quadri famosi e non si allineano allo standard dell’epoca di inserire semplicemente una serie fredda di dati tecnici.

La Valentine, interamente costruita in ABS (Acrylonitrile Butadiene Styrene) lucido, cioè in pratica plastica, presenta un design moderno sia nelle linee che nei materiali: l’uso della plastica negli anni settanta è infatti un messaggio chiaro di modernità, un materiale nuovo per un oggetto nuovo. Al tempo stesso questa voglia di novità è contemporanea, come detto al momento, politico e sociale, di rinnovamento generale.

La Valentine è insomma uno degli oggetti di design che più ha caratterizzato quel periodo storico ed in generale la storia del design italiano del ventesimo secolo. L’importanza della Valentine è ulteriormente sottolineata dalla sua presenza dagli inizi degli anni settanta nella collezione permanente del Museun of Modern Art (MoMA) di New York.

Riportiamo un articolo di “Notizie Olivetti” del 1969 che presentava la nuova nata della famiglia Olivetti:

Valentine, la nuova portatile
1969

Valentine è la nuova macchina per scrivere portatile che la Olivetti sta lanciando in questi mesi sul mercato mondiale: nuova soprattutto per la forma, per la soluzione tecnica della custodia, per il tipo di campagna pubblicitaria che l’accompagna.

Anche da un punto di vista industriale la Valentine costituisce l’espressione di una nuova politica; è prodotta nello stabilimento di Barcellona, divenuto il centro principale di produzione di tutti i modelli di macchine per scrivere portatili, per tutti i mercati, compreso quello italiano.
La forma.La linea decisamente diversa da quella tradizionale delle altre portatili ,caratterizzate da linee raccordate o continue.
Il modo netto con cui la tastiera è staccata dalla macchina è reso ancora più evidente dall’abbinamento dei colori rosso e nero, cosicché lo strumento per scrivere diventa un “Oggetto” idoneo ad attirare l’attenzione di tutti.

La custodia della Valentine è a forma di scatola, in cui si inserisce la macchina utilizzando la maniglia posta sul retro. Valentine è stata ideata come prodotto di grande consumo,così anche le varie campagne pubblicitarie puntarono a questo; grandi manifesti nelle vie della città, nelle metropolitane, sugli autobus, nelle stazioni ferroviarie,avvisi sulle riviste popolari ed anche brevi film destinati al cinema.

Ettore Sottsass jr. fu il designer della Valentine ed è anche stato coordinatore della campagna pubblicitaria.

SOTSASS

(Nel 1970 Sottsass vinse il Premio Compasso d’oro)

“La portatile, oggi, diventa un oggetto che uno si porta dietro come si porta dietro la giacca, le scarpe, il cappello, voglio dire queste cose alle quali si bada e non si bada, queste cose che vanno e vengono, queste cose che tendiamo a smitizzare sempre di più, perché non andiamo più a farci fare i vestiti in Bond Street e in fondo neanche dal sarto sotto casa, ma abbiamo la forte tendenza ad andarli a cercare fra i residuati di eserciti più o meno in disarmo e ad ogni modo abbiamo la forte tendenza a comperarli in posti dove si fa presto, dove i gesti diventano sempre più scorrevoli e sganciati, dove ci sentiamo sempre meno condizionati forse per lasciare che poi l’impegno o gli impegni si dirigano verso altre zone o altri problemi.

La Valentine l’abbiamo disegnata pensando un po’ a queste cose e pensando che una biro, un cappello, una giacca, una portatile possono anche far parte, ad un certo punto, di un tipo di ritmo, di un catalogo di valori, di una misura di spazi o di ambienti che non siano inevitabilmente quelli della proprietà, del sussiego, della continuità, della definizione e tutte queste cose, ma possono anche essere gli ambienti, gli spazi, i ritmi, le dimensioni e i valori di una continua creatività, della permanente sconfessione e ricreazione dei linguaggi, di un permanente spostamento degli equilibri e alla fine di una specie di permanente gioco di strizzatine d’occhio, di strette di mano, di passaggi di idee, di proposte.”

Continua Sottsass: “la Valentine ha finito per essere un oggetto rosso fatto con una materia sufficientemente moderna e popolare, con un disegno sufficientemente moderno ma anche sufficientemente popolare, un oggetto da essere situato con relativo successo in tutti i posti, ma anche abbastanza aggressivo e anche abbastanza preciso nella sua formulazione da suscitare intorno a sè reazioni di apertura piuttosto che di chiusura, voglio dire che dove c’è si vede e quando c’è suscita intorno una catena di spostamenti ottici e psichici che mettono tutti nella condizione (restando naturalmente dentro nei limiti di questi problemi) di ricominciare da capo la sistemazione delle cose: voglio dire che bene o male questo oggetto rosso, abbastanza aggressivo e popolare, diventa un po’ un catalizzatore di azioni e di movimenti.
Dato che ci hanno chiesto di pensare a disegnare anche l’annuncio di questo prodotto, abbiamo cercato di fare qualcosa che rappresentasse e spiegasse queste idee, e siamo andati a mettere la Valentine in più posti possibili per vedere come si comportava e cosa succedeva intorno e abbiamo fatto un sacco di fotografie.

Così dopo un po’ siamo venuti in possesso di una grossa documentazione, una specie di reportage del viaggio fatto fra la gente da un oggetto invece che da una persona, e non è neanche andata poi tanto male, perché tutti erano abbastanza contenti di giocare con questa Valentine e di starle insieme e per il resto anche lei, questo oggetto rosso, finiva per confondersi abbastanza bene con le cose che già ci sono nel mondo, le cose naturali e le cose artificiali che fanno questa gran confusione nella quale viviamo.

C’è ancora da dire che forse tutta la grafica con la quale abbiamo annunciato la Valentine, non è perfetta: forse si scosta molto dalla antica, famosa, favolosa, classica impostazione della Olivetti, ma spero ci sarà perdonata la presunzione — che certo non è irriverenza — per aver tentato un’apertura verso i nuovi tempi e anche verso la nuova struttura dei programmi dell’industria che affronta ogni giorno responsabilità più vaste e società più coscienti.

Forse si potrà continuare a fare cose sempre meno peggio se la fortuna ci assiste. E poi mi sembra importante di dire che a disegnare questo oggetto mi hanno aiutato anche Albert Leclerc e Perry King.
Nel 1970 Sottsass vinse il Premio Compasso d’oro

La storia di un gruppo che ha segnato la storia industriale dell’Italia

Camillo, Adriano, Roberto. Dietro questi nomi si nasconde una delle dinastie familiari più importanti nella storia industriale dell’Italia. È innegabile, infatti, che la famiglia Olivetti (a partire da Camillo, capostipite e fondatore dell’omonima società, sino ad arrivare a Roberto, ultimo Olivetti a ricoprire il ruolo di Presidente) abbia avuto un ruolo fondamentale nel delineare lo sviluppo economico, tecnologico e industriale del nostro Paese.

Costituita nel 1908 come “prima fabbrica nazionale di macchine per scrivere”, fin dagli inizi l’Olivetti si distingue per l’attenzione alla tecnologia e all’innovazione, la cura del design, la presenza internazionale, la sensibilità verso gli aspetti sociali del lavoro.
Questi caratteri sono impressi dal fondatore Camillo Olivetti e dal figlio Adriano, che trasforma l’azienda familiare in un moderno gruppo industriale.
Conquistate posizioni di leadership mondiale nei prodotti meccanici per ufficio, già negli anni ’50 l’Olivetti investe nella tecnologia elettronica con importanti risultati. La scomparsa di Adriano Olivetti (1960) e il peso degli investimenti rallentano la transizione verso l’elettronica; ma nel 1978 esce la prima macchina per scrivere elettronica a livello mondiale e nel 1982 il primo PC professionale europeo. Negli anni ’80, sostenuto da una vasta rete di accordi e alleanze, accelera lo sviluppo nell’informatica e nei sistemi.
La progressiva riduzione dei margini di redditività del business informatico e i nuovi sviluppi delle telecomunicazioni, negli anni ’90 spingono l’Olivetti a spostare il baricentro verso questo settore, dapprima creando Omnitel (1990) e Infostrada (1995) e poi acquisendo il controllo di Telecom Italia (1999), con la quale si fonde nel 2003.
L’attuale Olivetti, controllata da TIM, mantiene viva la tradizione di qualità e innovazione della Società, operando sul mercato come solution provider che integra prodotti innovativi con servizi evoluti in grado di automatizzare processi e attività aziendali. L’offerta spazia dai tablet grafometrici alle lavagne interattive multimediali (LIM), alle piattaforme cloud per ambienti didattici digitali, a soluzioni innovative di Asset Management, piattaforme di Managed Print Services, registratori di cassa, POS e software integrati per la gestione automatizzata dei punti vendita, stampanti 3D, soluzioni cloud per il retail e le piccole e medie imprese, applicazioni per specifici settori di attività, ecc.